Patto a trazione tedesca
Un patto per salvare l’euro c’è, e il tentativo di domare la crisi dei debiti sovrani assomiglia molto ai piani che da settimane aveva in testa la cancelliera tedesca, Angela Merkel. A partire dal nome della destinazione finale verso cui gli stati dell’Ue – con l’(auto)esclusione del Regno Unito e il tempo preso da Ungheria, Repubblica Ceca e Svezia – si sono incamminati: “Unione di stabilità fiscale”. Dove la stabilità è tutto, o quasi. Con un accordo intergovernativo, infatti, e non con il cambiamento tout court dei trattati che alla vigilia del summit era considerata la prima strada da perseguire, 26 stati dell’Ue si sono impegnati su “una nuova regola di bilancio”.
24 AGO 20

La riluttanza della Francia a vedersi sottratta la sovranità nazionale sulla politica fiscale è stata superata di fatto sia con l’intervento della Corte europea di giustizia che dovrà vigilare sull’articolato delle Costituzioni nazionali sia con l’articolo numero 3 dell’intesa: “Non appena alla Commissione risulti che uno stato membro ha superato la soglia del 3 per cento, scatteranno conseguenze automatiche, a meno che la maggioranza qualificata degli stati membri della zona euro sia contraria”. In caso di sforamento della soglia, seguiranno proposte di Bruxelles, raccomandazioni e soprattutto sanzioni, seppure ancora da dettagliare. Così è stato certificato tra l’altro l’avvicinamento della Commissione di Bruxelles alle posizioni di Berlino: non a caso ieri in conferenza stampa José Manuel Barroso è stato esplicito nel parlare di “misure intrusive” nella sovranità statale, come da regolamenti proposti in sordina dalla Commissione a fine novembre.
Assenti dal documento, invece, le proposte sostenute con più forza dal presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, oltre che da vari capi di stato, a partire dagli attesi Eurobond. I titoli di debito garantiti a livello continentale sono da sempre avversati dalla Germania, contraria a condividere rischi con i paesi meno virtuosi. Il premier italiano, Mario Monti, ha comunque sottolineato che il lavoro per arrivare all’emissione di Eurobond “va avanti”, notando che ci sono “paesi notoriamente contrari che speravano che l’idea degli Eurobond fosse soppressa nella culla”, ma che invece “è prevalsa l’idea che sarebbe stato incoerente per un insieme di paesi che dichiara voler fare passi verso la ‘fiscal union’, dire oggi che non si doterà mai” di Eurobond. Il primo verdetto dei mercati è stato moderatamente positivo: Piazza Affari ha chiuso a più 3,4 per cento, Parigi a più 2,5, Francoforte a più 1,1, mentre lo spread Btp-Bund è sceso a 421 punti, dopo il picco mattutino di 469.
“Ho ottenuto quello che volevo per l’euro”, ha spiegato la cancelliera Merkel, pur dicendosi dispiaciuta del fatto che Londra non abbia aderito al patto sulle politiche di bilancio. Anche la Bild, popolare tabloid teutonico, ha incoronato Merkel come “il grande vincitore” del summit. Uno dei più convinti detrattori italiani della cancelliera, l’ex premier Romano Prodi, concorda sull’esito dell’incontro: “E’ un vertice positivo: fa sì che pensino che l’euro è lì, è fermo, e nessun paese ci rinuncia”.
Perfino le titubanze di Berlino, secondo alcuni osservatori, hanno però prevalso. Si pensi per esempio alla costituzione del cosiddetto “firewall”, la barriera finanziaria di sicurezza da erigere a sostegno di stati solvibili ma in difficoltà. Il presidente della Bce, Mario Draghi, due giorni fa ha dispiegato misure di sostegno al credito (andando oltre il taglio del costo del denaro), ma non si è spinto fino ad annunciare il sostegno di Francoforte agli stati come prestatore di ultima istanza. L’acquisto di titoli del debito degli stati membri dell’Eurozona è illegale in base allo statuto della Bce – questo il mantra dei rigoristi della scuola Bundesbank, la Banca centrale tedesca – e ieri d’altronde nel documento mancava qualsiasi riferimento a un intervento del genere. L’Istituto per ora è citato soltanto nel suo ruolo futuro di “agente per l’Efsf (l’attuale Fondo salva stati, ndr) nelle sue operazioni di mercato”. La mancata discesa in campo della Bce sarà compensata da “un’accelerazione dell’entrata in vigore del trattato che istituisce il Meccanismo europeo di stabilità (Esm)”, entro il luglio 2012. E soprattutto dalla “messa a disposizione di risorse supplementari per il Fondo monetario internazionale fino a 200 miliardi di euro”, “entro dieci giorni”.
Secondo le indiscrezioni, si tratterebbe di una sorta di “partita di giro”, visto che questi fondi potrebbero in futuro essere destinati a paesi come Italia e Spagna, seppure accompagnati dalle “condizionalità” tipiche delle missioni del Fmi. Ieri il direttore esecutivo del Fmi, Christine Lagarde, complimentandosi con l’Ue, ha specificato che queste risorse verranno “dalle riserve nazionali”, non dalla Bce quindi e forse invece dalle Banche centrali dei singoli stati. L’accordo complessivo dovrebbe essere approvato entro il marzo 2012.